Staind 14 sfumature di grigio

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Come avrete avuto modo di capire, Il Conto dell’Ultima Cena va alla ricerca di quelle pillole del panorama musicale, e non solo, non conosciute su larga scala ma dalla qualità indiscussa, allo scopo di permettere ad artisti di talento di poter saldare il proprio conto con la notorietà.

Probabilmente, se si parla di sfumature di grigio, la maggior parte delle persone pensa che si stia parlando del romanzo di E. L. James o del successivo film; entrambi hanno goduto di enorme successo, specialmente fra le giovani generazioni. Ebbene, Il Conto dell’Ultima Cena vuole proporvi altri tipi di sfumature di grigio: quelle di E. L. James erano 50, queste altre sono 14. Quel che si dice “meno, ma meglio”.

Era il 20 maggio 2003 quando gli Staind pubblicarono, grazie alla Flip/Elektra, 14 Shades of Grey, quarto album del gruppo di Springfield. Un disco che avrebbe segnato le sorti del gruppo, consacrando la transizione dal nu-metal e post-grunge dei primi dieci anni di carriera a dei ritmi più soffici, armonici e melodici. Passaggio, questo, che si poteva già individuare nel precedente album, Break the Cyrcle, soprattutto nella struggente e bellissima Outside, diventata il vero inno del gruppo.
Tuttavia, l’album inizia con i ritmi ancora potenti ma ben armonizzati di Price to Play e How About You.
Con So Far Away, una classica rock ballad sull’onda della già citata Outside, si placano gli animi, e chiunque abbia subìto una perdita importante si prepari a ricevere un fortissimo pugno nello stomaco. Yesterday ci fa tornare a rockeggiare grazie ad un sound pieno, potente ed alla voce di Aaron Lewis che spinge forte nel ritornello. Fray è probabilmente la canzone più complessa dal punto di vista strumentale, con un gradevolissimo arpeggio di chitarra, un riff di batteria nelle strofe ed il solito timbro potente di Lewis.
Zoe Jane è una carezza sul viso che il frontman degli Staind ha voluto dare a sua figlia (Zoe Jane, appunto). Una delle dediche musicali più belle degli ultimi anni che evidenzia, una volta di più, l’intenzione degli Staind di trattare di tematiche più delicate ed intime in questo disco. L’andamento altalenante tra la malinconia e l’euforia si ripete con Fill Me Up, dall’intro e dal ritornello abbastanza aggressivo che alternano il canto dolce e melodico di Lewis a delle piacevolissime controvoci nelle strofe.

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