Un consiglio professionale

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Albert Einstein diceva “Non so come si combatterà la terza guerra mondiale ma so che la quarta si combatterà con pietre e bastoni”. 

Volendo adattare questo virgolettato al mondo del digitale, rapportandolo al contesto di emergenza che stiamo vivendo e alle auspicate prospettive di business future, l’intento in questione potrebbe solleticarci le seguenti domande: "Abbiamo la corretta percezione di quelle che potranno essere le evoluzioni di mercato in ambito ICT? O meglio, vivremo ancor più di app? E se si quanto e come? Quali nuovi scenari, implementativi e di mercato, dovremo saper mettere in esercizio? Quali impatti nel sociale?"

Intanto, qualora fosse rappresentativo di un valido spaccato della realtà delle nostre quarantene (totali o parziali che siano), l’osservazione personale, negli ultimi mesi, del fenomeno domanda di app, ha reso la seguente cronaca dei fatti:

- aumento di domanda e uso di applicazioni destinate all’entertainment;

- incremento quantitativo di richiesta/uso di applicazioni da parte di over 65;

- impennata dell’utilizzo delle app per videoconferenza;

- aumento dell’utilizzo dell’home banking;

- aumento dell’offerta di corsi per sviluppo app sulle diverse piattaforme e generale aumento delle consapevolezze e necessità anche di auto-formazione sugli scenari di sviluppo (es. programmazione grafica - Massachusetts Institute of Technology);

- aumento delle app di derivazione medicale e di cura motoria;

- rinnovato interesse da parte di consumer tipicamente analogici per app di tipo settoriale (es. ambito agricolo/ortofrutticolo e primo impiego dei droni);

- puntuale interesse sulle app di miglioramento attività domestiche e genericamente professionali;

- progettualità governative per applicazioni di geolocalizzazione (con finalità di salute pubblica (es. immuni, ma non solo);

Non è campato in aria pertanto pensare che un produttore (o rivenditore) debba misurarsi in grandezze via via maggiori, con una platea di mercato non solo rinnovata nei numeri ma invariabilmente più esigente nelle prestazioni e risultati attesi.

Da qui l’individuazione preliminare di una serie di fattori abilitanti che possano confortare una serie di necessità che si possono individuare esemplificativamente come segue:

- attenta categorizzazione (es. business, produttività personale, home banking, entertainment, app per minori, etc.);

- sviluppo software in sicurezza, secondo i criteri già formalizzati ad esempio dalla nazionale Agenzia per l’Italia Digitale ed il rispetto di pre-elaborate misure di sicurezza minime (es. Article 29 Data Protection Working Party – Opinion 02/2013);

- pre-individuazione degli scenari autorizzativi per la categoria minorenni;

- individuazione dei data set oggetto delle transazioni e focus sulle interazioni con altre app sul medesimo dispositivo;

- gestione degli spot-in pubblicitari;

- rispetto dei generali principi privacy (ex GDPR).

Da un punto di vista sociale gli effetti indotti sono notevoli: la domanda occupazionale, soprattutto, può riuscire a trovare riscontro nelle mille e più di mille richieste da parte delle imprese e professionisti di risorse che abbiano abilità nel mondo della programmazione.

Linguaggi come java, php, ruby, python e altri sono le (relativamente) nuove lingue finalizzate alla produzione di beni e/o supporto agli stessi.
Un individuo che dovesse registrare problemi di collocamento sul fronte del lavoro, potrebbe cercare uno dei tanti corsi finanziati e/o gratuiti (soprattutto per la platea di disoccupati) che con un centinaio di ore ben affrontate, possono diventare trampolini di lancio per nuove professionalità e rinnovate capacità di reddito. Inoltre non solo programmazione fine a sé stessa: il programmatore deve saper confrontarsi con gli stessi fattori abilitanti citati in precedenza, lato produttore, in quanto ulteriori “oggetti” di necessaria e produttiva consulenza e messa in produzione.

Ma tornando alla programmazione, una preferenza personale che potrebbe assumere le vesti di un consiglio propende per la scelta del linguaggio Python di Guido Van Rossum, e il sito www.python.it è l’alfiere dell’informazione e del supporto in merito per chiunque avesse voglia di imparare.

Imparare sia per divertirsi oppure per diventare improvvisamente (?) un valido professionista del mondo ICT.

Articolo di G.P.

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